[Racconto d' Estate- La tomba delle Lucciole ] NARRAZIONI

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[Racconto d' Estate- La tomba delle Lucciole ] NARRAZIONI

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PRIMA NARRAZIONE

… Maestro, cos’era quel posto? Non ne ho mai sentito parlare nonostante i miei studi

è un luogo ormai da tempo dimenticato ma che riveste un’importanza grandissima per questa terra.

Eppure non ho visto niente di strano quella volta, sembrava un semplice bosco

ti è parso di non vedere nulla poiché sono passati molti secoli, eppure qualcosa c’era, non pensi?

Beh, c’erano le lucciole. Si tratta di questo? Perché quella sera c’erano le lucciole? E perché erano così tante?

Perchè è ciò che resta. I sogni di questo tempo sono lucciole che escono di nascosto di notte e vanno ad ascoltare i racconti delle stelle.
Lucciole leggere che sfidano il buio quasi accarezzandolo mentre le ombre del mondo attendono in un angolo.

e sono importanti queste lucciole?

è possibile... Però le lucciole vivono solo qualche giorno, troppo poco perché se ne possa apprezzare a fondo la bellezza.

Perchè? Perché le lucciole muoiono così presto?
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SECONDA NARRAZIONE

Non ero mai passato in quelle terre. Il sole era già scomparso da diverse ore dietro le alture boscose, e un limpido paesaggio era illuminato dalla luce lunare. Conoscevo la bellezza di Hellada dai racconti di viaggiatori che l’avevano visitata, ma osservare in prima persona i suoi panorami costellati di rovine superava di gran lunga qualsiasi descrizione altrui. D’improvviso, alla luce della luna si unirono diversi bagliori più piccoli, sospesi al di sopra dell’erba umida. Erano lucciole! Restai stupefatto a osservarle, una moltitudine attorno a me, sempre crescente, fino a far sbiadire le stelle stesse.
Rimasi così, basito, finché delle voci non distolsero la mia attenzione; ascoltavo rapito, perché sebbene chiare e nette, non riuscivo a cogliere la direzione da cui provenissero.

“Felice notte, amico mio.”
“Finalmente sei arrivato…” (sbuffando) “Sono qui dal calar del sole.”
“Perdonami, il maestro mi ha trattenuto.”
“Ancora discussioni?”
“Già. Ritiene che la mia idea sia folle e pericolosa. Dice che sarebbe troppo, per loro. Non credo che mi aiuterà in questo progetto…”
(interrompendo bruscamente l’altro) “Non abbiamo bisogno dell’aiuto di un ignavo titubante!”
“Ehi, non parlare così di lui. Il maestro è solo prudente.”
“E guarda dove ci ha portati la prudenza! Non è così che vinceremo questa guerra. La vittoria sarà di chi osa, non di chi esita. Sempre che ci siano ancora speranze per noi… Abbiamo atteso fin troppo!”
“Forse ci sarebbe un’altra via… Ma non oserei mai. Non alle spalle del maestro.”
“Cavati la rana dalla gola, su. Vedo che hai assorbito i suoi tratti peggiori. Cosa ti serve?”
“Quello che hai tu. Quello che ha il maestro. Quello che io non sono stato ritenuto degno di avere.”
“Ho capito. Sì, sì, si può fare. Posso metterci del mio, se è questo che mi chiedi.”
“Non te lo sto chie-”
(sbraitando) “Allora! Basta con le cerimonie!”(recupera la calma) “È ora che gli venga dato modo di proteggersi. Che si facciano anche loro carico di questa guerra. Troppo a lungo ci siamo sacrificati, noi soli, per il bene degli altri. Dobbiamo fare tutti la nostra parte, in questo conflitto. Tutti, senza eccezioni.”

Avrei voluto saperne di più. Avrei voluto conoscere i dettagli del conflitto di cui parlavano i due amici, così come del misterioso progetto cui fecero menzione. Ma era ormai giunta l’alba e, con i primi timidi raggi del sole, le lucciole lasciarono quel luogo; così, con esse, svanì il ricordo di quella notte.
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Re: [Racconto d' Estate- La tomba delle Lucciole ] NARRAZIONI

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TERZA NARRAZIONE

La Generalessa Zena Alsayaada uscì dalla sala riunioni reggendo con cura un contenitore perfettamente chiuso, il volto aveva un’espressione impassibile mentre gli occhi incontravano quelli del suo fedele secondo che la attendeva appena fuori dalla porta.

“Come è andata?”

“A quanto pare l’arma è pronta per la prima prova sul campo mio caro Adil, l’alto consiglio dell’Alleanza ha incaricato il nostro battaglione di effettuarla”

Adil Sawaat era un veterano di molte battaglie, aveva rischiato la vita in numerose occasioni contro svariati nemici ma a sentire questa notizia, sentì in bocca il sapore amaro della bile.

“Il nostro bersaglio sarà Sobek?”

Zena scosse la testa

“Credi davvero che possano sperimentare un’arma del genere direttamente su Sobek? Non essere sciocco. Gli esploratori ci hanno riferito un avvistamento di un contingente Djalu distaccato dallo Sciame. Saranno loro il bersaglio sul quale provare il Prisma.”

Adil sembrò riprendersi improvvisamente

“Bene Generale, faremo una bella festa a quegli schifosi insetti”

Zena sorrise divertita alla reazione del suo secondo

“Non recuperare il colorito troppo in fretta Adil, a quanto dicono gli esploratori, alla guida di quel gruppo di Djalu c’è una delle figlie di Sobek”

Anche se non lo diede a vedere, Zena fu sicuramente divertita dalla successiva reazione di Adil.
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QUARTA NARRAZIONE

I Djalu ci davano battaglia,
incombe la minaccia
sui verdi bei pianor.

Kareem sputa in terra. “A me quei cosi fanno ribrezzo.”
“Sembra quasi che tu abbia paura.”
“Non è paura, è schifo. Bestie del cazzo.”

Di Sobek la figlia li comanda
con l’immonda sua banda
il Prisma brama ancor.

“Quella però non mi piace proprio.”
“Com’è che la chiamano?” chiede Jamil a bocca piena.
“Shukrah.”

La trappola stende l’Alleanza,
lei pensa con la pancia,
si crede vincitor.

Zahira si versa altra birra. “Non è stato semplice sbarazzarcene.”
“Gli ufficiali stanno ancora a sbrodolarsi complimenti per la trovata.”
“Sì, ma intanto quello che hanno dovuto rattoppare sono io.”

Dal Prisma si spande una fiammata,
‘l Makir l’ha ben strinata
immagina il dolor.

“Però non sapevo che quei cosi potessero essere usati come armi.” Jamil si gira verso Kareem. “Tu lo sapevi?”
“Mai visto niente di simile. Da quanto ho capito però adesso è scarico.”
Zahira scuote la testa. “Non credo sia scarico, ho sentito dire che l’arma non è ancora completa. Immaginate cosa farà quando sarà pronta”, conclude con una smorfia.

È in mano nostra adesso quel mostro,
le abbiamo tolto quel ghigno dal rostro
ed ora brindiamo alla sua col frutto del mo-ooo-oosto.

Kareem storce la bocca ai gorgheggi sguaiati. “Io non sono così felice di averla tra i piedi.”
Jamil annuisce. “Prima ce ne sbarazziamo, meglio sto.”
“E voi non avete ancora fatto il turno di guardia. Quelli non sanno di che parlano, sono tutte stronzate,” Zahira fa un cenno verso i soldati festanti. “Da quando si è ripresa, quella là non ha mai smesso di sorridere.”
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QUINTA NARRAZIONE

L’apripista Belgogradiano correva affannato tra le tende dell’accampamento, il moschetto che gli sbatteva dolorosamente sulla schiena ad ogni falcata e la mano destra serrata attorno a un frammento lacero di pergamena.
Il tremolio delle torce gli illuminava, fugacemente, i tratti freschi e giovani del viso; insieme al cappotto troppo grande per lui e alle guance arrossate dalla corsa, un osservatore poco attento avrebbe rischiato quasi di scambiarlo per un ragazzino intento a giocare alla guerra, piuttosto che per un esploratore imperiale.

Raggiunse la tenda di comando e si fermò appena fuori, sotto lo sguardo inquisitore delle sentinelle all’ingresso, chissà se conscio dell’impressione che dava di se stesso o se improvvisamente intimidito dalla gerarchia militare, così lontana dalle sue esperienze nelle terre selvagge.
Prese un respiro profondo, mostrò le carte che lo identificavano come messo e al cenno d’assenso delle guardie camminò all’interno.

La luce delle torce esterne cedette il passo alla morbidezza delle lampade a saros; i due ufficiali presenti volsero il capo verso di lui, coprendo con un gesto consumato le carte che stavano consultando.

“Capitano, porto un messaggio. Viene dal nemico.”

Il Capitano lesse due volte il messaggio e sorrise.

“Eccellente, non potevamo lasciare la gloria tutta ai Teren! Dopo che loro hanno catturato quel Djalu, è la nostra occasione per mostrare che l’Immortale Impero non è da meno”

Poi si volse verso il suo secondo

“Prepara il contingente Niklai, si va in battaglia!”
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SESTA NARRAZIONE

“Ed anche questa giornata di marcia si è conclusa” pensava Adil mentre si recava alla tenda comando per fare rapporto alla Generalessa Zena Alsayaada.

Zena guardò attentamente il suo secondo e dopo pochi secondi si rilassò attendendo che iniziasse a parlare.

“I Prigionieri della Lega, i cosiddetti Araldi della Vittoria, si stanno comportando bene.
Nessun tentativo di fuga o atti di ribellione. Probabilmente sanno che non avrebbero speranze, circondati come sono da tutti i nostri Predestinati.

Quella Djalu invece… Shukrah, mi preoccupa di più.
Il modo in cui ogni tanto si guarda intorno e sorride mette i brividi e, anche se l’Indovina ci ha assicurato che è ancora indebolita dal colpo che ha subito dal Prisma, io ho la sensazione che stia nascondendo qualche asso nella manica.
Ho chiesto ai Predestinati di non lasciarla mai sola e tenerla sempre d’occhio.

Ho domandato nuovamente ad Helene se ci può dire cosa vuole consegnarci Tassos ma continua a rispondere che c’è un tempo ed un luogo per ogni sapere” conclude con un pesante sospiro.

Zena sorride “Non ci cambierebbe nulla sapere come mai Tassos e gli indovini ci hanno richiesti alla Palude di Manteia, pazienta ancora qualche giorno, allora saremo arrivati e lo sapremo. Poi ormai dovresti aver capito gli Indovini hanno un modo tutto loro di comunicare. quello che conta è che sono dalla nostra parte. Continua il resoconto.”

“Hai ragione sugli indovini ma sai che potrei morire di curiosità!
Le scorte d’acqua sono quasi finite ma dalle cartine fra un paio di giorni dovremmo passare vicino ad una sorgente dove sarà possibile riempire le botti.
Proporrei comunque di fermare la marcia qualche ora prima domani, risolleverebbe il morale spezzando la routine della marcia.
Insieme alla ruota del carro da cambiare dobbiamo richiedere anche delle candele, la luna è calante e ci fornirà sempre meno luce.
Questo è tutto, Generalessa.”

“Ottimo lavoro Adil! Prendi due bicchieri e quella bottiglia, fammi compagnia e giochiamo una partita a scacchi, stasera non ho ancora voglia di dormire. E impegnati, non mi piace che mi si lasci vincere!”
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