RdI - Il seme della discordia - Narrazioni

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Gruppo Ambientazione
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RdI - Il seme della discordia - Narrazioni

Messaggio da Gruppo Ambientazione » lun ott 16, 2017 4:44 pm

NOTA FUORI GIOCO: I personaggi giocanti della Campagna Vaniria non hanno assistito di persona ai fatti contenuti in questa narrazione, che ha lo scopo di farvi entrare nell'atmosfera della regione di Vadreen, più che di comunicare effettive informazioni.
Approfittiamo dell'occasione per annunciarvi che, grazie al nostro alacre webteam, ora la "wikipedia" di Vaniria non è più su un link esterno, ma è direttamente integrata nel nostro bellissimo sito. Eccola qui: www.grvitalia.net/grvitawiki
Ed ora, buona lettura!


***

Gli ultimi raggi di sole della giornata filtrano dorati tra le fitte chiome degli alberi sovrastanti la palude; i pochi che riescono a schivare gli intrecci di liane e tronchi ricoperti di soffice muschio, fino a giungere al terreno melmoso, sono comunque troppo deboli per sciogliere il ghiaccio che sta cominciando a formarsi.
L’inverno a Vadreen non è mai lungo, ma è cattivo come un alligatore affamato, ti morde in profondità fino a spezzarti le ossa, uccidendo i piccoli e i deboli e rubando la speranza dagli occhi di chi è abbastanza forte da sopravvivere; forse perchè nella palude non si è mai davvero esposti al sole, né si è mai davvero asciutti. L’umidità impregna i vestiti e i capelli di ogni creatura che vive nel suo oscuro grembo, dal giorno in cui ne emerge a quello in cui torna a farne parte. Non è una vita facile quella dei Naras: un tempo forse lo è stata, ma ora, relegati nei peggiori acquitrini della regione, l’inverno riesce a renderla quasi insopportabile.
Questo e altri pensieri affollano la mente della vecchia Aimana, mentre con una mano stringe lo spesso scialle color polvere e con l’altra regge un grosso cestino pieno di erbe profumate e radici dalle forme peculiari.
Da tutto il giorno raccoglie il necessario per i suoi impiastri e i suoi riti e un occhio esperto potrebbe riconoscere, tra i frutti del suo bottino, il necessario per produrre unguenti salvifici tanto quanto distillati di morte. Il figlio di Dinara è nuovamente malato di una strana tosse che gli fa sputare grossi grumi di muco verde: bisogna trovare un rimedio o non vedrà una nuova estate, e se non si trova… non è un lavoro per i deboli di cuore quello di un Erborista Nero dei Naras.
Nel suo vagare incessante è giunta fino al limitare della palude, fino al confine della terra degli uomini. Sa che è pericoloso essere lì, una guardia zelante potrebbe vederla dalle mura della città e ucciderla per semplice diletto. Ma Aimana non riesce a trattenersi, vuole solo sedersi un po’ ad osservare i preparativi di quella che sembra una grande festa. Tutti nella palude ne parlano: gli uomini hanno invitato gli stranieri, arriveranno a breve e i Creatori hanno ordinato che la città venga tirata a lucido, che banchetti siano allestiti e che un ballo venga organizzato. Quindi carri pieni di derrate alimentari si affollano all’ingresso delle mura, creando un chiassoso viavai, e musici provenienti da chissà dove si esercitano con strumenti che la vecchia Aimana non ha mai udito in tutta la sua vita. Il tutto emana una sorta di gioia e calore, che scalda il cuore e fa affiorare un sorriso anche sulle più rigide della labbra; ed è questo che la attira, quella sorta di calore che viene da dentro e che è così raro tra la sua gente.
“Certo l’inverno è molto diverso per loro, non trovi Aimana?” commenta gretta la voce alle sue spalle.
“Di nuovo tu? Cosa vorresti insinuare? Che loro siano meglio di noi?” Aimana aguzza lo sguardo adocchiando una dama, con vestiti sfarzosi e uno strettissimo corsetto, che fa la svenevole con una grassa guardia al cancello.
“No Aimana, lo sai benissimo che non è quello che penso… che pensiamo. Dico solo che se la rivolta…” Aimana ficca una mano nel cestino tirando fuori una manciata di steli secchi e, con perizia, comincia a ripiegarli.
“Se… se… se... Se la rivolta fosse andata bene. Se l’uomo non avesse scoperto le Lacrime Rosse trovando Vadreen così attraente. Se noi non fossimo stati così deboli, o sciocchi… se avessimo visto il pericolo arrivare.” A ogni “se” la vecchia piega con fare stizzito i rametti formando un braccio, poi una testa, realizzando una gamba e bloccandola con un filo d’erba particolarmente robusto in modo che non si smonti. Finisce tutti gli arti e poi rimira il suo lavoro con una certa soddisfazione, le sue mani sono diventate nodose e artritiche ma ci sa ancora fare. Basterà aggiungere gli unguenti giusti e la bambola potrà fare grandi cose, come sempre.
“Comunque è una storia più vecchia di me, è inutile continuare a recriminare. Alimenta solo il malcontento e i discorsi violenti tra i giovani… non può portare a niente di buono… quindi smettila di ripeterlo!” riprende con fare quasi piagnucolante.
“Oh Aimana, sai che non posso, non possiamo, non sarebbe...naturale, sono qui solo per questo, io sono sempre stato qui per questo.” Un ghigno trasuda da queste parole, ineffabile e tagliente.
“Lo senti il calore Aimana? Un tempo era vostro, e se potesse esserlo ancora? Certo alcuni vi sorridono e vi tirano tozzi di pane, come si fa con un randagio malconcio all’angolo di una strada. Forse col tempo potrebbero considerarvi addirittura animali domestici. Ma il tempo, Aimana, è un lusso per pochi, sicuramente non qualcosa di cui tu potrai pascerti ancora a lungo. Non vorresti provare quel calore ancora una volta prima di andartene? Basterebbe così poco…”
Aimana rabbrividisce, a star ferma le si stanno congelando i piedi.
“E se dovesse succedere ancora? Se la storia dovesse ripetersi? Lo ammetti anche tu che non sono stati male negli ultimi anni, se vai a fare il conto dei morti probabilmente ne abbiamo fatti più noi, forse non servirà troppo tempo prima che imparino ad apprezzarci… Se si dovesse intraprendere di nuovo lo stesso percorso invece, non so quanto a fondo rischieremmo di andare… di nuovo…” La fronte corrucciata forma una ragnatela di rughe, solchi profondi quanto la memoria stessa di Vadreen, ognuna carica della preoccupazione pura che solo chi ha vissuto tanti anni può assaporare.
“Mia cara Aimana, sai benissimo quanto a fondo stiamo già andando… fino al centro della terra stessa, al cospetto di Samanos… a rivendicare ciò che è, era e deve essere solo nostro.”
Aimana, scossa da un sussulto, si gira di scatto scrutando le ombre della palude, si sta facendo troppo buio e i suoi occhi non sono più buoni come una volta. È tempo di tornare...

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Gruppo Ambientazione
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Re: RdI - Il seme della discordia - Narrazioni

Messaggio da Gruppo Ambientazione » mar nov 14, 2017 10:44 am

A voi la nuova narrazione dell'evento "Racconto d'Inverno - Il Seme Della Discordia"
Buona lettura!

***

Akimas odiava le notti di pioggia, odiava l’umidità che grondava dalle pareti ed odiava quei
pazzi Belgogradiani che un giorno avevano ritenuto una buona idea insediarsi in quel luogo.
Si affrettò a chiudere la porta della sua bottega e a spegnere la lampada a Saros posta
sopra l’uscio per illuminare l’insegna. Non vedeva l’ora di arrivare alla taverna per bere un
po’ di birra in santa pace e fare due chiacchiere con gli amici. Era stata un giornata lunga,
molte nobili donne di Kalnas, avendo saputo dell’imminente arrivo dei Predestinati delle altre
regioni, lo avevano vessato con futili richieste di sacchettini di erbe profumate per adornare
le loro case.
Stupide galline, figurarsi se i Daleko belgogradiani avrebbero perso anche solo un minuto
del loro prezioso tempo per prendere il tè in qualche salotto snob pieno di merletti e
sacchettini odorosi.
Erano questi i pensieri che lo accompagnavano mentre proseguiva, a capo chino, verso la
Teiera Fumante. Quando giunse finalmente in vista della porta scrollò il capo e decise di
smetterla di rimuginare e di godersi il tepore della locanda e l’allegro vociare dei convenuti.
La stanza però era inusualmente silenziosa, una sorta di tensione impregnava l’aria. Tutti gli
astanti stavano ammucchiati attorno ad un tavolino ascoltando attoniti i racconti di un uomo.
Dal modo in cui biascicava, Akimas sospettò che fosse già alla quinta o sesta pinta di birra,
ma lo colpì il tono mortalmente serio della narrazione, così inadatto ad un ubriaco da
taverna.
“...m o r t o , stecchito! Ve lo giuuuro! Stavamo andando a caccia di rane, quelle piccole eh,
non quelle grosse, quelle buone fritte; eravamo non molto distanti dalla Tomba degli
Alligatori quando all’improvviso ZAC!” l’uomo bevve un’altra lunga sorsata di birra e ruttò
fragorosamente quasi a voler sottolineare l’attimo di pathos nella sua storia. “Ecco che da
dietro un albero salta fuori una ragazzetta Naras di circa vent’anni. Una mezza vipera, faccia
squamosa e pupilla verticale incluse! Noi salutiamo educatamente e proseguiamo per la
nostra strada, come bisognerebbe sempre fare con questi selvaggi. Noi non infastidiamo
loro e loro non dovrebbero infastidire noi!” La mano sbattuta con forza sul tavolo provocò un
mezzo terremoto, il castello di boccali vuoti crollò al suolo. “E invece lei comincia a sbavare
e a parlare da sola, dopodichè imbraccia l’arco e SDENG, Abraomas cade stecchito al mio
fianco.” L’uomo cominciò a piangere fragorosamente soffiandosi il naso con la manica della
camicia e bofonchiando qualcosa a proposito di una fuga a rotta di collo nella palude.
L’interesse della folla scemò velocemente e molti tornarono ai propri tavoli chiacchierando a
mezza voce.
Akimas potè udire qualche commento, alcuni sostenevano che Abraomas fosse fuggito con
la moglie di uno speziale e che avesse pagato alcuni Kalnassiani per spargere in giro la
voce della sua morte, altri affermavano che, in effetti, ultimamente erano stati riportati
numerosi casi di attacchi da parte di Naras e che molte delle storia a riguardo narravano di
comportamenti inusuali, bava, frasi sconclusionate e comportamenti ferali.
Fandonie e dicerie, pensò Akimas tra sé e sé, dal primo giorno in cui gli umani avevano
messo piede in quell’ acquitrino sforna Saros avevano cercato ogni scusa buona per
liberarsi dei Naras, quello che non ci voleva era un’altra rivolta che avrebbe portato ad
arruolamenti forzati...e a guerriglia...nella palude...all’umido, un brivido gli percorse la
schiena al solo pensiero, trangugiò la sua birra e cercò un tavolo a cui giocare a qualcosa
per togliersi dalla testa quei funesti pensieri.

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