Ambientazione |
Concilio delle Gilde
Iaboth Non possiede sedi Personaggi votati:
Descrizione: Appellativi: Signore delle Battaglie, Leone della Guerra, Signora dei Corvi, Vergine Guerriera Sfere di potere: guerra, duello, confronto, valore Colori: rosso e nero Dimora: la Torre del Destino, chiamata anche Rocca del Valore. Simbolo: una spada inscritta in una gemma rossa Sacri Artefatti: La Gemma di Sangue, una pietra preziosa, che si dice sia lŽunica lacrima mai versata dalla divinità, simile ad un grosso rubino; Torre dŽAcciaio, spada sacra custodita nel tempio di Bonomia. Descrizione: Iaboth è il dio della battaglia, dellŽardore guerriero, del confronto, del valore sul campo. Il suo nome viene invocato tanto dai soldati quanto da chi si appresta ad affrontare una prova che richiede ardimento e un pizzico di incoscienza. Il viso di Iaboth non viene rappresentato, poiché è sempre celato dallŽelmo: lŽiconografia lo vuole ritratto come una possente figura di combattente totalmente rivestito da unŽarmatura finemente lavorata; secondo alcuni teologi, che si rifanno a tradizioni piuttosto antiche di origine atlassiane e nord-elempiane, la Guerra è associata ad unŽidentità femminile, ed in effetti in numerose raffigurazioni precedenti lŽEra dei Regni Liberi è impossibile determinare se la figura in armi sia un uomo o una donna. La celata che copre il volto lascia intravedere il bagliore infuocato dei suoi occhi, e da sotto lŽelmo i lunghi capelli neri cadono fluenti e gli incorniciano le spalle. Si dice che la sua figura in armatura appaia al margine dei campi di battaglia, in sella ad un possente destriero dal manto nero; altre tradizioni vogliono invece che lo spirito del Signore della Guerra si manifesti come un grosso felino dalla criniera leonina, il cui ruggito, fragoroso e terribile, indica lŽinizio dello scontro, accompagnando la carica dei fedeli. LŽideale del confronto, nella sua essenza più pura, trova espressione nella pratica del duello. Per lo iabothiano prendere parte ad un duello è unŽazione liturgica, e vi si accosta con la deferenza dovuta alle cerimonie sacre. LŽaspetto duale del confronto tra guerrieri assume caratteri sacri che avvicinano il mortale alla sfera divina, convogliando la ritualità del gesto, e la volontà profusa nella riuscita dello scontro in modo che lo spirito dei duellanti esalti e onori i principi del dio. La natura fortemente marziale del culto trova il suo veicolo di predicazione, più che nellŽesposizione filosofica e concettuale della materia, nellŽenunciazione di comandamenti, diretti e definitivi come ordini sul campo: 1. Combatti sempre al meglio delle tue capacità per onorare Iaboth e glorificalo con la tua vittoria. 2. Solo se cadrai valorosamente in battaglia raggiungerai Iaboth. 3. Il duello è preghiera: lasciare che qualcuno si intrometta è bestemmiare Iaboth. 4. Smentisci col sangue chi mette in dubbio il tuo valore. 5. Dove cŽè una guerra, là si trova Iaboth. 6. Ricorda che la più grande delle battaglie è quella che combatti contro te stesso. Il fedele di Iaboth mira a dimostrare ogni giorno il proprio ardimento, cimentandosi con ogni sfida. Questo scopo costante tende ad escludere intromissioni di terzi e lŽuso dellŽinganno: barare o dissacrare la valenza duale del confronto è impensabile per un seguace di Iaboth, in quanto non dà alcuna dimostrazione del proprio valore alla divinità. Questo non significa che la Chiesa condanni o non promuova nei suoi templi tecniche di combattimento di gruppo o imboscate, ma soltanto che anche lŽastuzia e gli stratagemmi devono essere parte e non sostituzione del valore marziale.
In epoca successiva il culto proliferò in maniera frammentata. Sul modello dei paesi atlassiani si andarono formando numerosi templi-fortezza, nella maggior parte dei casi autoreferenziali e isolati. Fu il periodo di maggior disordine per la Chiesa. Molti di questi templi non disdegnarono il mercimonio dei propri adepti al servizio di signori locali, o di conflitti politici e territoriali, al fine di accumulare ricchezze materiali. Fu la discesa delle Schlagen e lŽavvento dellŽera delle Vipere a dare un profondo scossone allŽassetto della Chiesa. Minacciati dallo spettro della teocrazia rahssita, i templi più dediti alla parola di Iaboth intensificarono i contatti e formarono quella che può essere definita la base dellŽattuale Chiesa Elaviana. La Chiesa del Signore della Guerra sopravvisse alla dominazione dellŽinvasore principalmente grazie alla strenua resistenza opposta sia dalla casta clericale che dai fedeli più ferventi. Superati i turbolenti anni della dominazione, la Chiesa si trovò di fronte ad unŽevidente realtà: la forza guadagnata dallŽunità, scoperta in seguito alla minaccia teutone, e, dŽaltra parte, la sopravvivenza ancora molto radicata di porzioni dellŽecclesia legate a tradizioni locali e non in linea con una dottrina comune, che ormai si vedeva necessaria. Seppur riconosciuta e accolta nel Conclave delle Dodici Chiese, la Chiesa di Iaboth rimase frammentata ancora per molti anni. Solo in epoca più recente, nellŽintervallo di tempo che intercorse tra la sconfitta di Krom Ow Nir come governatore e lŽinizio della Seconda Guerra degli Scacchi, si assistette ad un vero e proprio processo di unificazione. Oggi la Chiesa ha ritrovato unŽidentità sotto la guida del patriarca Guglielmo Roccaforte, per quanto esistano frange del culto ancora legate a pratiche e liturgie specifiche. A questo proposito si possono citare due casi peculiari, tra i più noti in Elavia. Maschere di Sangue. Coloro che hanno scelto la redenzione per i propri peccati celandosi dietro la Maschera di Sangue sono visti con rispetto. I fedeli di Iaboth caduti in qualche modo in disgrazia o umiliati, quelli che sono stati giudicati per aver tradito i precetti, o anche coloro che sono talmente folli da desiderarlo possono diventare una Maschera di Sangue. Costoro esistono solamente per morire, cercando una valorosa fine in battaglia che li redima. Questa caparbia fierezza li porta ad affrontare pericoli sempre più grandi, e coloro che sopravvivono diventano combattenti micidiali e determinati ad ottenere una morte gloriosa. A nessuno è concesso vederli in volto dopo la loro ordinazione se non al momento della pira funeraria; inoltre si dice che a fine battaglia intingano la maschera che portano nel sangue dei loro nemici. Tergesti. I combattenti provenienti dalla città di Tergetz sono fedeli che perseguono una ferma ortodossia. Costoro sono i discendenti diretti di Tergest, lŽUccisore del Gigante, che nella leggenda è nato dal Sangue di Iaboth. Sono guidati da Licurgo Liondari, Diarca di Tergetz. Il loro culto, diviso comunque tra le cinque casate della città, ognuna delle quali predilige alcuni precetti sugli altri, non è dissimile da quello ufficiale, permeato però da intolleranza verso le altre divinità e verso coloro che utilizzano la magia; nonostante ciò, non hanno subito alcuna condanna di eresia dalla Chiesa, principalmente a motivo del grande rispetto tributato dalla Chiesa al Diarca, che è stato nel 1107 campione benedetto di Iaboth ed ha contribuito a riunire i frammenti dellŽartefatto noto come Cuore di Iaboth prima dellŽElemkrast (1108). Ormai da più di due anni il Granducato delle Nebbie è in guerra aperta con la città di Tergetz, rivendicata già come territorio del Ducato di Iulide ma ancora intenzionata a combattere per non dover sottostare al dominio del Granduca.
La riforma promulgata dal Gran Siniscalco di Elavia nel giorno ventiquattresimo del Gufo del 1108 ha introdotto nellŽordinamento delle Chiese maggiori, in accordo con il Patriarcato di Elavia, un ottavo rango oltre ai sette tradizionali, a cui è stato attribuito il titolo supremo di Patriarca. La gerarchia interna della Chiesa di Iaboth prevede i seguenti ranghi: 1 - Novizio - Doriforo 2 - Sacerdote - Cappellano 3 - Chierico - Stratiota 4 - Vescovo - Campione 5 - Vescovo - Templare 6 - Vescovo - Zanna del Leone 7 - Arcivescovo - Signore della Guerra 8 - Patriarca di Iaboth
I seguaci del Signore delle Battaglie non fanno mistero delle loro inclinazioni, delle loro cerimonie iniziatiche e dei loro riti, spesso cruenti. La loro modalità di conversione e predicazione può più facilmente essere paragonata ad un rude arruolamento, in cui il richiedente viene sottoposto a prove dure ma eque, concepite soprattutto per valutare la sua determinazione a servire la divinità della guerra, oltre che le sue capacità. La peculiare ambizione isolazionista di alcuni templi-fortezza ha anche portato in passato a numerosi scontri tra templi diversi, scontri che nellŽultimo periodo sono andati via via riducendosi per numero, ma aggravandosi per entità e ferocia a causa della diversità di posizioni sempre più estremiste ed inconciliabili, che stando alle indiscrezioni il Patriarca sembra deciso ad arginare, se necessario anche con lŽuso della forza.
Festività: Ogni giorno che ricordi una battaglia memorabile è venerato dagli appartenenti al culto, specie da coloro che vi abbiano partecipato attivamente. 31 del Serpente - Notte dellŽUltima Gloria. Si narra che ai possenti guerrieri scelti dal dio per il suo paradiso sia concesso di cavalcare in forma di spiriti nel mondo dei mortali ancora una volta durante questa notte. Luoghi sacri: Tempio di Nassel, riconquistato agli eretici di Nur nel 1105, divenuto un nuovo fecondo centro di reclutamento e meditazione marziale per i fedeli; Tempio di Raven; Tempio di Parox (Allieb). Cattedrali: Il Monastero delle Battaglie a Bonomia.
Guglielmo Roccaforte, Patriarca di Iaboth; Licurgo Protokos Liòndari, Diarca di Tergete, campione benedetto di Iaboth nel 1107; Raxxar (†1108), Eletto di Iaboth. (v 2.8) |