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Concilio delle Gilde
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gilda degli Armorieri
 
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Ha 3 sedi nelle baronie di:
Nassel | Iza | Gil-Barad |
 
Personaggi votati:
Autorità
COSO
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Autorità
Trakahan ti Teutonia
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Comandante
Usarf Artarion
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Sergente
Demona da Lucies
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Sergente
Lerek
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Sergente
Okrim Capatosta
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Sergente
Parsiphal st. Croix
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Armigero
brandom
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Armigero
Garak
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Armigero
Hael ap Ruis
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Armigero
Kam´eald´narche
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Armigero
Sesterzio
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Armigero
Slaine Mac Roth
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Armigero
Sparviero
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Armigero
Zaffiro Portafortuna
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Fante
Adhras Tytel
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Fante
Luce DeiLorenzi
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Fante
Nausicaa
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Fante
Uma Fort
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Fante
Yerìn Domenico da Vallechiara
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Descrizione:

Archetipi: Armaiolo, boia, cambiavalute, carceriere, comandante di campo, condottiero, fabbro, furiere, guardia del corpo, maniscalco, mercante, mercenario, miliziano, soldato di ventura, stratega, veterano di guerra
Anno di fondazione: 836 d.B.
Fondatori: Bruno il Forte, Aurelio degli Sforzini, Mieloso il Saggio e François de Goit
Sede principale: Vitae Orbis (dal 1105)
Sedi secondarie: Ermaton (dal 1107), Feroggia (dal 1105), Nassel (dal 992)


Descrizione: Caratterizzata da una struttura organizzativa ferrea e disciplinata, la Gilda degli Armorieri rappresenta il braccio armato delle Corporazioni Elaviane. Al suo interno vengono formati guerrieri di ogni razza ed estrazione sociale affinché possano affrontare ogni battaglia al meglio delle loro possibilità. Equipaggiati con i migliori prodotti della metallurgia bellica forgiati nelle fucine della Gilda, gli Armorieri marciano e combattono ovunque sia loro richiesto, per la salvaguardia del Concilio tutto o per adempiere ad un contratto mercenario. A causa dei fitti rapporti commerciali che intesse ovunque possa trarre profitto, la Corporazione si è guadagnata l'inimicizia di alcune organizzazioni mercantili minori, incapaci di opporsi al suo enorme potere contrattuale. La Gilda è inoltre bersaglio di combriccole dedite con solerzia al furto e al brigantaggio, dalle quali è chiamata a difendersi impiegando mezzi e uomini in gran quantità, prima fra tutte la famigerata Fratellanza dei Vinti, oscura organizzazione che si è dimostrata negli anni capace di compiere furti e razzie ritenute impossibili anche dai malfattori più esperti.

Se la natura mercantile della Gilda degli Armorieri la rende spesso bersaglio di feroci critiche, indubbia è però la sua opera costante nella difesa di Elavia nell'ultimo decennio: più di una volta interi battaglioni di armorieri hanno formato le prime file dell'esercito elaviano, contrapponendo volontà ed acciaio ai nemici del Regno, dando mostra del forte retaggio marziale da cui provengono.


Attività: La Gilda degli Armorieri organizza e istruisce coloro che anelano divenire maestri nelle Arti della Guerra e della Forgia, educando altresì alla difficile arte del Commercio. Spesso è chiamata ad intervenire laddove il Concilio delle Gilde richieda un supporto militare: la presenza degli Armorieri è stata negli anni continua e costante ovunque le Corporazioni si siano ritrovate a dover dare battaglia. I suoi membri si dedicano inoltre con successo allo studio della metallurgia e di tutto ciò che concerne l'Arte della Forgia, sempre alla ricerca di nuove e straordinarie leghe e tecniche. Ovunque vi siano occasioni di guadagno legate al commercio di armi, armature o macchine da guerra o al mercimonio di uomini d'arme, ogni elaviano di buon senno è certo di veder garrire al vento il vessillo degli Armorieri. Non è infatti raro che drappelli di armati recanti le insegne della Gilda siano incaricati di scortare armatori, mercanti o lunghe carovane gravide di mercanzia.


Gerarchia dei ranghi: I - Fante, II - Armigero, III - Sergente; Maestri: IV - Capitano, V - Comandante, VI - Condottiero, VII - Reggente.


Organizzazione interna: Simile ad una compagnia d'arme vera e propria, dove disciplina e dedizione sono valori rispettati ed ammirati, l'organizzazione interna della Gilda degli Armorieri è caratterizzata da una forte struttura piramidale, dove ogni uomo sa indicare senza tema d'errore i propri compagni di rango ed il proprio superiore. A fianco di questa severa gerarchia si sviluppa la compagine dei Fabbri, che pur seguendo il medesimo percorso piramidale, sviluppano al loro interno rapporti meno formali.


Discipline e insegnamenti: Le Arti della Guerra sono al centro dell'addestramento di un vero armoriere: ogni aspetto del combattimento e della strategia militare merita, secondo la filosofia della Gilda, pari attenzione e dignità. Nell'immaginario elaviano la figura di un combattente che marcia indossando le insegne degli Armorieri spesso coincide con quella di un uomo robusto, pesantemente protetto da un'armatura e da uno scudo, pronto ad affrontare ogni battaglia. Ad essi si accompagnano i maestri della forgia, uomini che hanno dedicato la vita alla creazione di armi e armature fra le migliori disponibili in tutta Elavia. Non è raro tuttavia che un combattente apprenda quantomeno i rudimenti delle Arti della Forgia, e parimenti i Fabbri chiedano di essere istruiti alle Arti Militari, rispettando una tradizione che affonda le sue radici sino alla fondazione della Gilda stessa.


Storia: Durante i lunghi secoli che hanno preceduto la terribile Calata delle Schlagen noti come Epoca dei Regni Liberi, Elavia fu teatro di continue e sfiancati guerre territoriali. In alcuni casi si trattò di semplici scaramucce, in altri di grandi battaglie capaci di decretare le sorti di interi casati nobiliari, determinandone la scomparsa od il trionfo. La storia della Gilda Armorieri inizia nell'anno 823 d.B., quando Guido Vibrafossa, conquistatore delle terre comprese fra Carrarium e Modinia, decise di muovere guerra ai suoi vicini, ottenendo successi e prestigio con esigue perdite, forte com'era di una grande preparazione strategica. Le lunghe campagne che Guido fece sostenere ai suoi uomini li temprarono come duro acciaio, rendendo le sue schiere un corpo militare temuto e rispettato anche dal più pericoloso dei suoi avversari. In vista di future battaglie, e sentendo pressante il bisogno di difendersi dall'assalto di nemici sempre più validi e meglio preparati, il conquistatore non mancò mai di migliorare l'equipaggiamento dei suoi uomini, servendosi del genio di artigiani di prim'ordine che senza badare a spese in termini di denaro e concessioni convocò al suo cospetto. Per molti anni decine di fabbri, appartenenti alle più antiche e venerate famiglie armaiole, contribuirono alla creazione della più valida armeria nota nel paese. Si ricordano al servizio del Vibrafossa il fabbro Bruno il Forte e l'artigiano Aurelio degli Sforzini, ritenuti ad oggi i veri padri dell'Arte della Forgia. L'ambizioso progetto richiese grossi sforzi e la costruzione di nuove fucine e persino di un borgo limitrofo al maniero di Guido, occupato esclusivamente dai fabbri al suo servizio e dalle loro famiglie. In questo crogiuolo d'incontri di sapienti nell'Arte della Forgia si gettarono le basi di una nuova metallurgia che cominciò a fare uso di metalli inestimabili quali il nemphir e l'azul-krunk, con estremo scorno delle comunità elfiche e naniche elaviane che fino ad allora avevano mantenuto il monopolio sui due materiali.

Grande genio militare, ma amministratore scadente, Guido Vibrafossa non fu in grado di pagare il pesante compenso pattuito e si costrinse quindi ad inviare le sue truppe in numerose campagne destinate non più alla conquista, ma all'accumulo di grandi bottini, concordando nel mentre con i fabbri un rinvio dei pagamenti in cambio di un modesto aumento della somma pattuita. Con suo rammarico, il Vibrafossa si rese conto di non esser più di fronte a singoli artigiani, ma ad una nuova e forte coalizione unita da mestieri affini e da finalità comuni: la solidarietà che gli artigiani si dimostravano l'un l'altro lo costrinse a fare promesse ben più generose del previsto, riuscendo infine a posticipare il pagamento sino al rientro delle sue truppe. L'anno successivo, gli uomini di Guido tornarono finalmente in patria. Molte delle lunghe battaglie erano andate a buon fine, anche grazie alla qualità degli equipaggiamenti utilizzati, ed il bottino di guerra si rivelò di gran lunga superiore anche alle più ottimistiche previsioni, ma superiore alle aspettative si rivelò anche l'ingordigia del Vibrafossa, che decise di non onorare le promesse fatte, attratto dalla seduzione del danaro e spaventato dalla compattezza dimostrata dagli armaioli. Chiuse le porte del maniero, schierò le sue truppe al limitare del borgo ed intimò agli artigiani di lasciare le sue terre, accusandoli di aver prodotto armi di pessima fattura e di rappresentare una minaccia per la tranquillità del suo popolo. Gli armaioli e le loro famiglie lasciarono il paese in preda ad una cupa disperazione venata d'ira furente, ma prima di partire, distrussero selvaggiamente le forge, affinché nessuno dei loro segreti potesse venir trafugato.

Vagabondi per qualche tempo, gli armaioli ottennero infine ospitalità presso un feudo neutrale, situato per ironia della sorte vicino ai territori di Vibrafossa, e lì tennero consiglio: dopo giorni e giorni di discussioni, vennero raccolti i pochi danari rimasti nelle loro tasche e spesi per diffondere in tutta Elavia un bando di arruolamento, con il chiaro intento di muovere guerra al Vibrafossa. Inaspettatamente, al bando risposero la compagnia d'armi di Mieloso il Saggio e la compagnia di arcieri di François de Goit, detto il Ferense: entrambi accettarono le condizioni proposte dai fabbri, ossia armi ed equipaggiamento della migliore fattura ed una quota del tesoro del despota di Vibrafossa, in cambio della sua definitiva caduta. Correva l'anno 833. Nuovamente sorsero le forge degli armaioli, grazie ai finanziamenti del facoltoso de Goit, ed al tempo stesso le due compagnie si tennero reciprocamente in allenamento, scambiandosi tecniche e schemi di battaglia al fine di raggiungere una perfetta intesa sul campo. Nel volgere di un anno o poco più, vide la luce un'armata dalle caratteristiche uniche, sia per la qualità degli uomini che per quella degli equipaggiamenti. Molti dei giovani fabbri entrarono a far parte delle truppe, formando un nuovo corpo di fanteria, adatto alla gestione delle macchine da guerra. L'assedio durò due lunghi anni. Dopo decine di battaglie e molto sangue versato da ambo le parti, la Rocca di Vibrafossa cadde. Guido venne catturato, esposto alla pubblica gogna per due mesi ed infine esiliato dalle sue terre. Il castello, le terre e il denaro accumulati dal conquistatore vennero divisi secondo gli accordi presi ed il patto fu concluso e rispettato.

Contrariamente alla previsioni però, i protagonisti di questa antica vicenda non sciolsero la loro alleanza: troppi, tra fabbri e combattenti, avevano scorto gli incredibili vantaggi derivanti dal restare uniti potendo contare su portavoce e rappresentanti abbastanza forti da far mantenere i patti a chi avrebbe deciso di sottoscriverli. Gli stessi segreti delle famiglie artigiane erano ormai diffusi nella comunità dei fabbri, e più di un guerriero aveva imparato l'arte della forgia, così come diversi fabbri, soprattutto fra i giovani rampolli delle antiche famiglie armaiole, avevano appreso le arti della guerra. Nel più dibattuto e lungo dei conciliaboli, le famiglie artigiane e le compagnie di ventura rinunciarono alle rispettive riserve, dando vita nell'anno 836 all'organizzazione allora conosciuta come Compagnia degli Armorieri, ed in seguito nota in tutta Elavia come Gilda degli Armorieri.

Sviluppatasi sino a giungere alla forma attuale, la Gilda degli Armorieri non subì i danni di cui soffrirono le altre Corporazioni durante la Calata delle Schlagen iniziata nell'anno 888. Nonostante molte forge furono requisite dagli invasori e l'occupazione delle vie di comunicazione danneggiò il commercio, l'antica amicizia con due delle tre corporazioni degli armorieri teutoni mantenne la Gilda al sicuro consentendole di fare buoni affari nel corso della lunga guerra di annessione.

Le cose cambiarono quando il ricco mercante moriano Ermanno Torresi, apparentemente filoteutone, ascese alla guida della Gilda nel 1089 d.B. Dopo essersi distinto per le sue doti di amministratore, aver ripristinato antiche e ricche tratte commerciali e ricostruito numerose forge con l'aiuto di Genziano da Castellana, Torresi intuì, in accordo con i reggenti di altre cinque corporazioni, l'esigenza di stringere un patto che rendesse più forti le gilde, fino a quel momento indipendenti l'una dall'altra. Nacque dunque nel segreto il Concilio delle Gilde che palesò la propria identità quando fu convocata nel 1099 la prima Adunanza.

Fu l'ostinazione di Torresi a ritardare all'estate dell'anno 1102 la consapevolezza che dietro al dominio straniero e alla "follia" di Re Gillian si nascondeva qualcosa di sinistro: il Nulla. Fu sempre Torresi nel 1103 ad opporsi al primo conciliabolo dei nobili elaviani determinati a cacciare l'invasore e restaurare la nobiltà elaviana, temendo che ciò potesse sottrarre influenza alle Gilde.

Nella primavera dell'anno 1104 Ermanno Torresi scomparve misteriosamente. Voci narrano di un rocambolesco rapimento notturno, ma non esiste una versione ufficiale dei fatti. In sua vece la guida della Gilda fu affidata al Primo Giudice Orazio de' Gracchi, uomo rude e severo originario di Feroggia, che è stato confermato alla Reggenza del Concilio delle Gilde durante le elezioni svoltesi in occasione dell'Adunanza del 1104. Nei successivi due anni di Reggenza la Gilda degli Armorieri ha sviluppato una forte inclinazione verso le tematiche legislative, con la nascita di un Corpo di Giuristi guidato da Orazio stesso, compagine che ha cessato di avere una reale funzione con la vittoria dell'Accademia delle Arti Arcane alle successive elezioni del 1106. Da allora, il Primo Giudice Orazio de' Gracchi ha praticamente abbandonato la scena pubblica, forse deluso dalla cocente sconfitta, lasciando le redini della Gilda in mano al Generale Massenzio Augusto da Torrescura, che ne è ad oggi il vero primo rappresentante.


Personalità di rilievo:
Aurelio degli Sforzini (†), fondatore della Gilda;
Bruno il Forte (†), fondatore della Gilda;
Coso, Maestro;
Domenico Parodi, Maestro Mercante;
Erik da Nalim, Maestro;
Ermanno Torresi (scomparso nel 1104), Maestro Mercante e Reggente dal 1089 al 1104;
François de Goit (†), fondatore della Gilda;
Genziano da Castellana (†1104), Maestro Mercante, Signore di Castellana, Quadrumviro di Vitae Orbis;
Massenzio Augusto da Torrescura, Generale e Reggente della Gilda degli Armorieri;
Mieloso il Saggio (†), fondatore della Gilda;
Orazio de' Gracchi, Primo Giudice, Reggente dal 1104 al 1107;
Raxxar, Maestro nel 1107, Eletto di Iaboth;
Trakahan di Teutonia (Ludwig Von Unendlich), Maestro;
Usarf Artarion di Teutonia, Maestro;
Yerin da Vallechiara, Maestro.

(v1.2)