Ambientazione |
Concilio delle Gilde
Gilda degli Armorieri ![]() Ha 3 sedi nelle baronie di: Nassel | Iza | Gil-Barad | Personaggi votati:
Descrizione:
Se la natura mercantile della Gilda degli Armorieri la rende spesso bersaglio di feroci critiche, indubbia è però la sua opera costante nella difesa di Elavia nell'ultimo decennio: più di una volta interi battaglioni di armorieri hanno formato le prime file dell'esercito elaviano, contrapponendo volontà ed acciaio ai nemici del Regno, dando mostra del forte retaggio marziale da cui provengono.
Grande genio militare, ma amministratore scadente, Guido Vibrafossa non fu in grado di pagare il pesante compenso pattuito e si costrinse quindi ad inviare le sue truppe in numerose campagne destinate non più alla conquista, ma all'accumulo di grandi bottini, concordando nel mentre con i fabbri un rinvio dei pagamenti in cambio di un modesto aumento della somma pattuita. Con suo rammarico, il Vibrafossa si rese conto di non esser più di fronte a singoli artigiani, ma ad una nuova e forte coalizione unita da mestieri affini e da finalità comuni: la solidarietà che gli artigiani si dimostravano l'un l'altro lo costrinse a fare promesse ben più generose del previsto, riuscendo infine a posticipare il pagamento sino al rientro delle sue truppe. L'anno successivo, gli uomini di Guido tornarono finalmente in patria. Molte delle lunghe battaglie erano andate a buon fine, anche grazie alla qualità degli equipaggiamenti utilizzati, ed il bottino di guerra si rivelò di gran lunga superiore anche alle più ottimistiche previsioni, ma superiore alle aspettative si rivelò anche l'ingordigia del Vibrafossa, che decise di non onorare le promesse fatte, attratto dalla seduzione del danaro e spaventato dalla compattezza dimostrata dagli armaioli. Chiuse le porte del maniero, schierò le sue truppe al limitare del borgo ed intimò agli artigiani di lasciare le sue terre, accusandoli di aver prodotto armi di pessima fattura e di rappresentare una minaccia per la tranquillità del suo popolo. Gli armaioli e le loro famiglie lasciarono il paese in preda ad una cupa disperazione venata d'ira furente, ma prima di partire, distrussero selvaggiamente le forge, affinché nessuno dei loro segreti potesse venir trafugato. Vagabondi per qualche tempo, gli armaioli ottennero infine ospitalità presso un feudo neutrale, situato per ironia della sorte vicino ai territori di Vibrafossa, e lì tennero consiglio: dopo giorni e giorni di discussioni, vennero raccolti i pochi danari rimasti nelle loro tasche e spesi per diffondere in tutta Elavia un bando di arruolamento, con il chiaro intento di muovere guerra al Vibrafossa. Inaspettatamente, al bando risposero la compagnia d'armi di Mieloso il Saggio e la compagnia di arcieri di François de Goit, detto il Ferense: entrambi accettarono le condizioni proposte dai fabbri, ossia armi ed equipaggiamento della migliore fattura ed una quota del tesoro del despota di Vibrafossa, in cambio della sua definitiva caduta. Correva l'anno 833. Nuovamente sorsero le forge degli armaioli, grazie ai finanziamenti del facoltoso de Goit, ed al tempo stesso le due compagnie si tennero reciprocamente in allenamento, scambiandosi tecniche e schemi di battaglia al fine di raggiungere una perfetta intesa sul campo. Nel volgere di un anno o poco più, vide la luce un'armata dalle caratteristiche uniche, sia per la qualità degli uomini che per quella degli equipaggiamenti. Molti dei giovani fabbri entrarono a far parte delle truppe, formando un nuovo corpo di fanteria, adatto alla gestione delle macchine da guerra. L'assedio durò due lunghi anni. Dopo decine di battaglie e molto sangue versato da ambo le parti, la Rocca di Vibrafossa cadde. Guido venne catturato, esposto alla pubblica gogna per due mesi ed infine esiliato dalle sue terre. Il castello, le terre e il denaro accumulati dal conquistatore vennero divisi secondo gli accordi presi ed il patto fu concluso e rispettato. Contrariamente alla previsioni però, i protagonisti di questa antica vicenda non sciolsero la loro alleanza: troppi, tra fabbri e combattenti, avevano scorto gli incredibili vantaggi derivanti dal restare uniti potendo contare su portavoce e rappresentanti abbastanza forti da far mantenere i patti a chi avrebbe deciso di sottoscriverli. Gli stessi segreti delle famiglie artigiane erano ormai diffusi nella comunità dei fabbri, e più di un guerriero aveva imparato l'arte della forgia, così come diversi fabbri, soprattutto fra i giovani rampolli delle antiche famiglie armaiole, avevano appreso le arti della guerra. Nel più dibattuto e lungo dei conciliaboli, le famiglie artigiane e le compagnie di ventura rinunciarono alle rispettive riserve, dando vita nell'anno 836 all'organizzazione allora conosciuta come Compagnia degli Armorieri, ed in seguito nota in tutta Elavia come Gilda degli Armorieri. Sviluppatasi sino a giungere alla forma attuale, la Gilda degli Armorieri non subì i danni di cui soffrirono le altre Corporazioni durante la Calata delle Schlagen iniziata nell'anno 888. Nonostante molte forge furono requisite dagli invasori e l'occupazione delle vie di comunicazione danneggiò il commercio, l'antica amicizia con due delle tre corporazioni degli armorieri teutoni mantenne la Gilda al sicuro consentendole di fare buoni affari nel corso della lunga guerra di annessione. Le cose cambiarono quando il ricco mercante moriano Ermanno Torresi, apparentemente filoteutone, ascese alla guida della Gilda nel 1089 d.B. Dopo essersi distinto per le sue doti di amministratore, aver ripristinato antiche e ricche tratte commerciali e ricostruito numerose forge con l'aiuto di Genziano da Castellana, Torresi intuì, in accordo con i reggenti di altre cinque corporazioni, l'esigenza di stringere un patto che rendesse più forti le gilde, fino a quel momento indipendenti l'una dall'altra. Nacque dunque nel segreto il Concilio delle Gilde che palesò la propria identità quando fu convocata nel 1099 la prima Adunanza. Fu l'ostinazione di Torresi a ritardare all'estate dell'anno 1102 la consapevolezza che dietro al dominio straniero e alla "follia" di Re Gillian si nascondeva qualcosa di sinistro: il Nulla. Fu sempre Torresi nel 1103 ad opporsi al primo conciliabolo dei nobili elaviani determinati a cacciare l'invasore e restaurare la nobiltà elaviana, temendo che ciò potesse sottrarre influenza alle Gilde. Nella primavera dell'anno 1104 Ermanno Torresi scomparve misteriosamente. Voci narrano di un rocambolesco rapimento notturno, ma non esiste una versione ufficiale dei fatti. In sua vece la guida della Gilda fu affidata al Primo Giudice Orazio de' Gracchi, uomo rude e severo originario di Feroggia, che è stato confermato alla Reggenza del Concilio delle Gilde durante le elezioni svoltesi in occasione dell'Adunanza del 1104. Nei successivi due anni di Reggenza la Gilda degli Armorieri ha sviluppato una forte inclinazione verso le tematiche legislative, con la nascita di un Corpo di Giuristi guidato da Orazio stesso, compagine che ha cessato di avere una reale funzione con la vittoria dell'Accademia delle Arti Arcane alle successive elezioni del 1106. Da allora, il Primo Giudice Orazio de' Gracchi ha praticamente abbandonato la scena pubblica, forse deluso dalla cocente sconfitta, lasciando le redini della Gilda in mano al Generale Massenzio Augusto da Torrescura, che ne è ad oggi il vero primo rappresentante.
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