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Amegrin
 

Caratteristiche generali: Di statura spesso più bassa rispetto agli umani (per questo chiamati "mezzuomini" dalla Gente Alta) e dai tratti giovanili anche in età avanzata, gli amegrin hanno orecchie leggermente appuntite e variano nella corporatura a seconda delle etnie di appartenenza, distinte tra Panciotti e Piedilepre. I primi tendo a diventare robusti (se non grassocci) e rubicondi, i secondi sono solitamente longilinei ed atletici. Entrambe le etnie sono dotate di capigliature che vanno dal bruno al castano chiaro, difficilmente tendente al biondo. Gli occhi sono neri e di tutte le gradazioni del marrone e del verde; sono rari gli amegrin con gli occhi azzurri. Il ciclo vitale degli amegrin supera quello umano e si attesta sui centoventi anni, sebbene vi sia traccia nelle cronache del popolo amegrin - invero spesso fantasiose - di individui che abbiano raggiunto le centocinquanta primavere. Gli amegrin hanno una salute di ferro, raramente si ammalano ed il loro fisico sopporta stoicamente la fatica. Sono inoltre in grado di digerire e trarre sostentamento da qualsiasi alimento vagamente commestibile. I Panciotti sentono lŽimpellente necessità di nutrirsi ogni quattro ore circa, arrivando a spezzare il sonno - che di regola dura non meno di dieci ore - per un rapido spuntino spesso consumato in stato di catatonia. I Piedilepre hanno necessità alimentari più parche e distribuiscono le ore di sonno - non più di otto - lungo lŽintera giornata, appisolandosi nei momenti e nei luoghi più impensati. Tale comportamento si contrappone allŽiperattività del resto della giornata, che contraddistingue fortemente unŽetnia dallŽaltra. Gli amegrin sono biologicamente fertili solo fra loro.

Cenni storici: una leggenda vuole che Ashanna abbia creato gli amegrin poiché una coppia di elfi non era in grado di procreare. Così grande era il desiderio dei due eldar di allevare una prole, che la dea donò loro gli amegrin, gli eterni fanciulli. Sebbene questa sia una leggenda più credibile di quella che racconta di unŽimprobabile storia dŽamore tra il primo nano e la prima elfa - improbabile quanto offensiva tanto per i nani quanto per gli elfi -, è difficile stabilire qualcosa di certo circa la storia antica della razza amegrin perché tanto gli storici Panciotti quanto i Piedilepre preferiscono di gran lunga un racconto interessante (quindi in gran parte dŽinvenzione) e poco rigoroso ad uno obiettivo, ma noioso. Quel che è certo è che le prime comunità amegrin di una certa rilevanza si sono sviluppate nelle regioni meridionali di Albione, nella Ferenzia orientale, nel centro Elavia e, presumibilmente, nel sud di Areldar.
Gli amegrin di Albione hanno molto sofferto dellŽascesa degli elfi scuri in quelle terre. Si narra che prima di tali eventi la comunità albionica rappresentasse la prima testimonianza di insediamento amegrin del quale vi sia traccia. Molti amegrin furono asserviti ai Pellenera e solo piccole comunità stanziate ai confini nord ed ovest riuscirono a riparare, accolte rispettivamente dagli elfi selvaggi e dai circoli druidici ritiratisi sulla costa. I più ardimentosi presero il mare trasferendosi in pianta stabile in Ferenzia.
Gli amegrin ferensi sono i più ricchi, rispettati ed evoluti. Stanziati sulle coste che si affacciano sul mare fin dallŽavvento degli elfi scuri in Albione, divennero marinai e commercianti tanto abili da aver meritato dalla Corona lŽelevazione di un ricco mercante amegrin a Pari di Ferenzia. LŽunità amegrin di balestrieri è molto temuta dai nemici della Ferenzia ed i cuochi delle maggiori corti ferensi sono tutti Panciotti. I maggiori sostenitori degli amegrin in Ferenzia furono, come di consueto, gli elfi. In particolare la corte di Edia contribuì a sostenere la comunità amegrin quando Alexandre I, a causa di un incidente definito "trascurabile" e non meglio specificato dai cronisti amegrin, avrebbe voluto sterminarne lŽintera popolazione.
Gli amegrin elaviani sono un mistero. Sembra infatti che il loro sia un ceppo autoctono e che nel centro di Elavia il popolo degli eterni fanciulli fosse già presente quando gli uomini erano giovani. La storia li ricorda per la loro ingenuità. In Elavia come nel resto di Elempos il destino di amegrin ed elfi è strettamente legato e la stirpe elfica che più si prodigò per gli allegri mezzuomini fu quella dei Ninqueldar (Elfi Bianchi), guidati dalla sfortunata casata Alqualay. Dopo aver governato a lungo le terre di Alquanor, i Ninqueldar decisero di accordare agli amegrin il riconoscimento della "maturità" affidando loro il governo di alcune terre, ritirandosi nelle profondità delle foreste del principato. Gli amegrin furono ingannati dallŽallora nascente Impero Shuel che li portò alla sottoscrizione del Patto della Pipa, passato alla storia come Patto di Velluto per lŽeleganza e la facilità con la quale gli ambasciatori shuel riuscirono di fatto ad ottenere lŽasservimento degli amegrin senza che essi ne fossero del tutto coscienti. La Guerra degli Scacchi allentò la morsa shuel sulle terre amegrin fino a scongiurarla per sempre, ma lŽesperienza non insegnò molto alla Gente Piccola, perché più tardi i Teutoni riuscirono in un simile raggiro che non poté essere contrastato dagli Elfi Bianchi che, unici tra le corti elfiche del centro Elavia, si opponevano attivamente alla calata delle Schlagen.
Degli amegrin areldariani non vŽè traccia dai tempi della Pioggia di Fuoco. Qualcuno di essi partì con le corti esuli seguendo il loro destino, ma altri, gli amegrin del sud, troppo radicati alla propria terra, si rifiutarono di fuggire e nessuno può dire quale sia stato il loro destino.

Cultura: gli amegrin, tanto i Panciotti quanto i Piedilepre, per quanto in modalità differenti, sono profondamente legati alla terra, alla famiglia e alla tradizione.
La terra è portatrice di vita in quanto fonte di sostentamento e madre premurosa, dalla nascita fino a quando accoglie con il suo abbraccio gli amegrin defunti (la Gente Piccola parla raramente della morte per superstizione); nella terra affondano le radici della storia amegrin e alla sua terra ogni amegrin è legato indissolubilmente, che la coltivi ogni giorno riservandole le più amorevoli cure come farebbe un Panciotto o la porti con sé nel cuore in ogni suo peregrinare come fanno i Piedilepre. La famiglia è nella cultura amegrin qualcosa di più di una forma di aggregazione tenuta insieme da legami affettivi e di sangue: le famiglie amegrin sono incredibilmente numerose e quasi tutte imparentate fra loro; per un amegrin è impensabile separarsi dalla propria famiglia e, sebbene i litigi non manchino mai, difficilmente questi si protraggono troppo a lungo. Non sono rare invece faide fra famiglie, spesso ataviche, le cui ragioni ormai dimenticate si perdono nella notte dei tempi. Ciascun amegrin è legato alla tradizione del suo popolo e non perde occasione per difenderla e diffonderla ogni qual volta se ne presenti lŽopportunità; la tradizione amegrin si tramanda di padre in figlio attraverso canzoni, ricette e racconti e viene arricchita di generazione in generazione dallŽesperienza: gli esperimenti e le avventure (reali o inventate) di tutti gli amegrin della comunità. Per questa ragione ogni amegrin ha dentro di sé unŽanima di bardo, ed è per questo che i più grandi eroi del popolo amegrin non sono guerrieri, sacerdoti o maghi, ma cantori, musici e cuochi.
LŽomicidio è considerato un crimine gravissimo e abominevole. Gli amegrin amano la vita e sono di regola brava gente gioviale che conserva il candore della fanciullezza fino alla vecchiaia più avanzata. Un amegrin non compirà mai un atto che possa deliberatamente danneggiare qualcuno, a meno di non esservi costretto; lŽistinto di autoconservazione degli amegrin è infatti spiccato quanto la loro indole bonaria. Unica eccezione sono gli elfi scuri, considerati mostri senza cuore e minaccia primaria della sopravvivenza del popolo amegrin. Inspiegabilmente dovunque si trovi unŽampia comunità di Gente Piccola, nel Sottosuolo prospera una colonia di Moriquendi (Elfi Scuri), è così infatti in Albione, nelle terre di Alquanor e nella Ferenzia occidentale.
Gli amegrin hanno un rapporto speciale con la razza elfica, amano profondamente i loro "fratelli maggiori" e ne accettano spesso la guida e il consiglio. Hanno imparato molto dalla stirpe degli Eldar e difficilmente è possibile udire un amegrin parlare con poco rispetto di un elfo. Dagli elfi gli Amegrin hanno imparato le arti ed ereditato una parte del loro credo religioso, focalizzato principalmente su Agaliel e Ashanna.
Gli amegrin sono molto superstiziosi. Il complesso "Compendio Universale del Fasto e del Nefasto" si arricchisce ogni giorno di nuove regole, auspici e rituali di scongiuro. Vani sono risultati i molteplici tentativi degli elfi di eradicare questa consuetudine: in alcune occasioni infatti gli amegrin sono tanto testardi da risultare ottusi, il che lascia supporre che forse la storia delle origini elfico-naniche non sia poi così fantasiosa.
La natura del popolo amegrin non deve ingannare: quando i valori, gli amici, la famiglia sono messi a repentaglio, alla purezza dŽanimo e ai buoni sentimenti la Gente Piccola affianca una ferale determinazione e una stoica resistenza che li rende nemici allŽapparenza buffi, ma nella sostanza temibili.
I Panciotti. Così definiti per la corporatura di regola non longilinea e per il tipico gilet che amano indossare, i Panciotti sono amegrin stanziali, gioviali e conservatori. Amano la buona tavola, il buon vino e le belle storie. Sono ottimi allevatori e formidabili agricoltori, senza dubbio alcuno i migliori di Elempos. Costruiscono i loro villaggi in collina, al limitare di boschi e foreste. Le loro case sono piccoli gioielli di architettura rurale edificati su un solo livello e dotati di profonde cantine scavate nel sottosuolo, spesso in comunicazione le une con le altre. I Panciotti sono commercianti onesti ed operosi, ma non amano viaggiare tanto da dormire più di tre notti lontani da casa. Per questo organizzano in ogni dove fiere e mercati per dare la possibilità alle merci di circolare con maggiore facilità. I villaggi dei Panciotti sono autosufficienti e rappresentano un raro esempio di economia chiusa perfettamente funzionante. Ciascun villaggio è retto da un sindaco, lŽamegrin più rispettato della zona che è incaricato dal Consiglio degli Anziani di guidare la comunità nella prosperità.
I Piedilepre. Agili, curiosi e pieni di energie, i Piedilepre amano viaggiare ed esplorare, scoprire e raccontare, nascondere e cercare. Incarnano lŽaspetto ludico della fanciullezza, affrontano la vita di ogni giorno come unŽavventura, sono dotati di una grande forza dŽanimo e dellŽinnata capacità di scoprire i segreti quanto di quella di non saperli mantenere a lungo. Vivono di caccia, di commercio e di artigianato e si trovano a loro agio tanto nei villaggi panciotti quanto nelle grandi città, tanto nelle zone boschive quanto a bordo di velieri alla volta di porti esotici. I Piedilepre sono patologicamente attratti da tutto quanto possa dar loro la possibilità di mettersi alla prova, dalla gara podistica al gioco dŽazzardo. Hanno inoltre uno spiccato senso dellŽumorismo e amano organizzare complessi quanto innocui scherzi, visti per lo più di cattivo occhio dai loro cugini Panciotti. I Piedilepre non hanno una vera e propria organizzazione sociale e preferiscono unirsi a comunità panciotte o elfiche facendo del loro meglio per il bene comune. Quando non sono impegnati a viaggiare, i Piedilepre accumulano energia e motivazione nella loro terra dŽorigine cercando di rendersi utili come guardiaboschi, esploratori, cacciatori, conciatori, cordai o fabbricanti di archi.

Area geografica: I maggiori insediamenti amegrin in Elavia si trovano ancora nelle terre di Alquanor - sebbene drasticamente ridimensionati - ma anche nei ducati di Vez e di Ilopan, nel Tacco e nelle terre dellŽArciepiscopato di Mezzaterra (Ducato di Feroggia). Per quanto riguarda il resto di Elempos la comunità più prospera è certamente quella ferense.

(v1.3 - 03/02/2011)